Big Eyes (2014)

Prendete una sera di inizio anno. Ero in giro con Simone (il mio fidanzato, ve lo presento, non si sa mai debba ricitarvelo in futuro, ndr.), avevo bisogno di distrarlo, troppi brutti pensieri. E allora la proposta: “Andiamo al cinema? Sai, c’è un film appena uscito che mi incuriosisce!”. Sapete, non siamo tipi da cinema, era la prima volta che ci andavamo, di solito ce li vediamo su Sky spaparanzati sul divano. Però quella volta l’ho convinto: “Fidati di me, non sarà un film d’amore melenso e terribile! Lo sai che ho buoni gusti!!”.. Dovete sapere -e se non ve ne frega niente lo capisco e vi autorizzo a passare oltre- che è sempre in corso una sfida tra noi, poiché io dico che sceglie solo film di m… cioè, d’azione o guerra o roba così (anche se l’apoteosi è stata raggiunta con “All is lost” con Robert Redford..), e lui dice che io opto sempre per film frivoli o d’amore (e non è vero!!!). Quindi, forse la fiducia, o forse il “tanto che alternative ho..”, quella sera/notte l’abbiamo passata al cinema a vedere il film che ora vi presento.

Big Eyes è un filmone, senza mezzi termini, eppoi ti stupisci anche che sia di Tim Burton. Insomma sappiamo verso che “tavolozze” di colori è propenso, no? In questo film, se non lo leggeste dalla locandina, neanche lo immaginereste che stiamo parlando di lui, almeno finché non inizia la parte un po’ più dark del film, che comunque è sempre abbastanza edulcorata. Gli attori sono perfetti, ti mettono nervosismo. Lui per la faccia da schiaffi e la sfacciataggine, lei perché è una babba di prima categoria.. Ad un certo punto ti verrebbe da schiaffeggiarla, urlando: “Oh, ma ce la fai? Ma ti ripigli?!”. E lei si ripiglia, tranquilli!

Trama: California, fine anni 50. Il film inizia con la protagonista Margaret (Amy Adams) e la piccola figlia che scappano di casa e arrivano a San Francisco per una nuova vita. Non trovando un lavoro, lei inizia a guadagnare pochi spiccioli facendo ritratti ai passanti. Questi ritratti sono caratterizzati da occhi sproporzionati rispetto al resto poiché “.. Penso che si vedano tante cose negli occhi. Gli occhi sono lo specchio dell’anima.”. Margaret attira l’attenzione anche di un altro artista, Walter (Christoph Waltz), paesaggista, tanto che tra i due inizia una relazione che porta ben presto ad un matrimonio. E già qui, la cosa non vi puzza un po’? Insomma, scappi di casa abbandonando un marito, per fartene un altro?? Ma si sta meglio da sole, emancipati bella mia! Ma siamo sempre negli anni ’50 in fondo.. Dopo il matrimonio, Walter propone al proprietario di un locale di arredare con i loro quadri l’ambiente, e questo acconsente, dandogli però solo il corridoio che porta ai bagni. Che affronto per Walter che, litigando con il proprietario, attira anche le attenzioni della stampa e, di riflesso, le attenzioni passano ai quadri, che iniziano ad essere venduti. Ma anche voi, tra un paesaggio di Parigi fatto da un “artista” sconosciuto, e un ritratto di bambini mooolto particolare, cosa scegliereste? E infatti ad essere venduti sono i quadri di Margaret che però, invece di firmare con il suo cognome, usa quello acquisito dopo il matrimonio. Da qui parte la storia: Walter, spinto da invidia o chissaché, inizia a farsi un nome sull’arte della moglie, che spaccia per sua. E quando Margaret lo scopre non ha un minimo di spina dorsale per arrabbiarsi, litigare, lasciarlo, denunciarlo, insomma niente, resta inerme e continua a stare al suo gioco, per anni. Anche la povera figlia Jane, ormai cresciuta, viene convinta del falso. Intanto lui diventa famoso e ricco ma, finalmente, la situazione si sblocca. E menomale, perché davvero ti viene voglia di andare là a schiaffeggiare Margaret! La figlia (ri)scopre la verità e da quella scossa necessaria alla madre per prendere in mano la sua vita, abbandonare Walter, trasferirsi e denunciarlo. Epica la scena finale in tribunale in cui il giudice, esasperato, sfida i due in una prova pratica, dopo che Walter, addirittura, interpreta sia sé stesso che il suo avvocato!

Informazioni

  • Regista: Tim Burton
  • Anno: 2014
  • Attori principali: Amy Adams, Christoph Waltz
  • Genere: Biografia
  • Durata: 105
  • Premi: 1 Golden Globe

E il mio giudizio è..

Mi è piaciuto. Anche tanto. Sarà perché mi piace l’arte, sarà che mi piacciono i film “storici”, sarà che mi piace scoprire nuove cose. Eppoi è un film ispirato ad una storia vera, senza essere pesante come un documentario. Gli attori sono bravi, adatti. Ve lo straconsiglio!

E ora una mini critica..

Ma perché diavolo non è stato nominato neanche per un piccolo minuscolo premio Oscar??? Perché?

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